martedì 18 giugno 2013

Su di me, sulle mie idee


E' tipico dei blogger presentarsi, io non l'avevo mai fatto, cosa che mi sento di fare oggi semplicemente perché non voglio generare equivoci, quelli tipici quando si esternano le proprie convinzioni politiche.
Ci tengo a precisare che pur essendo dichiaratamente anti-berlusconiano non sono neppure un comunista, ideologia che ho combattuto e contrastato per lungo tempo fino alla sua caduta. Ritengo, semplificando, che il comunismo così come il capitalismo creino la stessa nefasta conseguenza, la povertà.
La mia famiglia è di origine è borghese, di certo fin dai primi dell'ottocento, e benestante. Mio padre ha sempre avuto una barca, un aereo privato e case sparse in qua e là in Italia e in Francia. Così di riflesso, pur avendo altri quattro fratelli, lo sono anch'io vivendomene tranquillo in una bella casa in Toscana.
Ho lavorato vent'anni nelle certificazioni aziendali su cui ho acquisito molta esperienza, anche lavorando come imprenditore, fino a che con mia moglie non abbiamo deciso di vivere con il suo modesto stipendio per pensare più e meglio alla famiglia e all'educazione dei nostri due figli. So cosa vuol dire lavorare quindici ore al giorno per portare a fine mese uno stipendio da fame a causa delle tasse e delle spese.
Ma come mi ha insegnato mio padre ho sempre pagato le tasse senza fiatare, quando ci hanno tolto i soldi dal conto corrente, oppure quando richiedevano una tantum di ogni genere. Con dignità abbiamo sempre dichiarato, "noi siamo quelli fortunati ed è giusto pagare se ce n'è bisogno".
Null'altro da dire se non che le mie idee si rifanno al socialismo democratico e alla dottrina sociale della Chiesa anche se sono un cattolico poco praticante, certamente non bacchettone perché alla fine dei tempi saranno molte di più le persone che mi dovranno perdonare che quelle che dovrò perdonare io stesso, il paradiso dei Santi non sarà certamente il mio aldilà.
Nella tradizione della mia famiglia si è sempre esternata contrarietà ad ogni forma di massoneria e associazionismo di rango, mio padre, con altri, è stato danneggiato dalla Società INIM di Filippo Alberto Rapisarda e dalla Bresciano Costruzioni di cui Marcello dell'Utri è stato Amministratore Delegato.

Nessuno è obbligato a leggermi e ad aderire al mio pensiero, per quanti lettori possa avere non sarà certo un problema perderne qualcuno, pochi o tanti che siano fa lo stesso. Io non smetterò mai di esprimere quello che penso.

Tra il dire e il fare ....

Gli yacht sono la passione dei ricchi, dal sito freeforumzone.leonardo.it
Il collega blogger Sergio Mistro, nel post "Decreto del fare – Nautica – Abolita la Tassa di Possesso sotto i 14 metri" ci ha informato sulle ennesime variazioni che sono state fatte in merito alla tassa di possesso sugli yacht facendo alcune considerazioni che amplifico ed interpreto in modo del tutto personale.
Bisognerebbe pagare tutti! Mio figlio ha un vespino cinquanta e paga 22 € di bollo, sinceramente non avrei nessun problema a pagare qualcosa anche per la mia barca, sia per il motore che per lo scafo. Non ritengo giusto che chi ha un motoscafo o un piccolo yacht non paghi nulla con la scusa del rilancio della nautica quando se vai in un porto ti chiedono come minimo 3-4000 € all'anno per tenerlo in acqua. A questo punto sarebbe un sacrificio così grande pagare qualche centinaio di euro di tasse, magari facendo qualcosa per calmierare l'esoso mercato dei posti barca?
Lo stesso discorso dovrebbe valere per i camper per i quali ritengo ingiustificate le riduzioni sulla tassa di circolazione, tanto più che questi occupano costantemente suolo pubblico, a volte indiscriminatamente e senza alcun controllo. Consapevole di accattivarmi l'antipatia di molti ritengo assolutamente inadeguata la classificazione del camper pari a quella di un automobile ma non vado oltre su questo argomento di cui conosco poco e non voglio conoscere altro, personalmente so solo che ce ne sono continuativamente parcheggiati sette sotto casa mia dotati di bombole a gas da 15 kg (che per 7 fanno 105 kg di GPL sotto casa!) e quant'altro serva per viverci dentro.
Che i soldi ricavati dalle tasse sulla nautica debbano essere investiti sul suo sviluppo questa è un'idea che ripetitivamente vedo riproposta, in ogni ambito, in un paese dove si è capitalisti e ci si arricchisce sugli incentivi, oltre che sulla politica ovviamente. Forse in altri momenti una proposta del genere l'ho fatta anch'io ma oggi ritengo che gli incentivi dovrebbero andare solo ai paesi in via di sviluppo, ai giovanissimi che vogliano fare impresa e soprattutto a chi ha stipendi da fame e che appena arriva a fine mese, e di questa gente se ne vede sempre di più. Il capitalismo è capitalismo, lo stato sociale è stato sociale, mi sembra invece che negli ultimi decenni le risorse prima destinate allo stato sociale siano andate nelle tasche di capitalisti sempre più spregiudicati che invece di ridistribuire ricchezza con l'impresa stanno distribuendo povertà. Se si vuole ridurre il prelievo sul lavoro per sviluppare l'impresa c'è solo una formula valida, tassare la proprietà privata, i capitali e i patrimoni non i poveracci con stipendi e pensioni da fame così come tartassare i commercianti, i piccoli imprenditori e i professionisti che pagano le tasse.
Nonostante le critiche espresse nei mesi scorsi, provenienti specialmente da UCINA, non credo che la tassa sulle imbarcazioni sia demagogica, che non serva e che sia punitiva verso gli armatori ed nei confronti di tutto un settore devastato dalla crisi.
Prima cosa non vanno mescolate le carte, anche in questo caso la ricchezza è ricchezza e la crisi è la crisi. Se la nautica è in crisi non è certo colpa di Monti, per quanto antipatico possa rimanere. Come ho già detto in precedenza quando c'è crisi le prime cose che "vanno a farsi benedire" sono quelle non indispensabili e costose, la barca è la prima tra queste. Può essere che io stesso debba rinunciare, prima o poi, alla mia se le cose continueranno così, bene che vada la appoggerò in un campo.
C'è anche chi si è preso la briga di fare i conti di quanto ci ha guadagnato il governo sulla tassa Monti, bé la stessa cosa l'hanno fatta sugli stipendi ai parlamentari, sui ricchi emolumenti riconosciuti ai consiglieri regionali, sui costi delle provincie e così via ..... tutta roba da poco si è detto. Io credo che questa sia un'immensa quanto gigantesca presa in giro, per non dire qualcos'altro.
L'ultimo pensiero che mi viene da esternare è solo questo, che siamo un paese senza dignità in cui chi ha e chi si è arricchito non ha nessuna coscienza, persone che pensano solo a se stessi e al proprio potere personale. Il simbolo di tutto ciò ha anche un nome e cognome, è a lui e alla sua famiglia, che di grandi yacht ne ha diversi, che si deve questo grande incentivo alla nautica in crisi. Io ritengo, con disgusto e disapprovazione, che l'incentivo sia rivolto a se stesso e a quelli come lui, come tutte le cose che ha fatto nel suo governo.

lunedì 17 giugno 2013

Dalla Royal Ship of Cheops alle borose di Akhenaton

Source of drawing: C.R.Lepsius, Denkmäler aus Aegypten und Aethiopien,1897
Nell'antico Egitto le vele erano rettangolari. Durante l'Antico Regno la parte superiore della vela era legata ad una trave, mentre la parte inferiore era legata alla murata, successivamente la vela venne fissata tra un longherone superiore ed uno inferiore. 
Al tempo di Akhenaton entrò in uso un circuito consistente in piccole corde che rendevano l'avvolgimento della vela più facile.
(Maldestramente tradotto da Reshafim.)

Akhenaton, vissuto intorno al 1350 a.C. apparteneva alla XVIII dinastia del Nuovo Regno, fu uomo di gusti raffinati, abile diplomatico è passato alla storia come il faraone eretico per il tentativo di introdurre il culto monoteista del Dio Aton.
Akhenaton ebbe tra le sue mogli la bellissima Nefertiti e di recente, grazie a complesse indagini sul DNA, è stato dimostrato che fu il padre del faraone bambino Tutankhamon, Re Tut.
Da oggi si è scoperto che è stato anche il padre del "circuito delle borose"::

Akhenaton e Nefertiti, immagini tratte da Wikipedia
La Royal Ship of Cheops invece è una delle imbarcazioni più antiche del mondo.
Fu scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato sud della grande piramide di Cheope. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla sono occorsi 13 anni. Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni e, dal 1982, è esposta in un museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall'architetto italiano Franco Minissi. Poco dopo fu scoperta un'altra barca che però, a causa delle cattive condizioni di conservazione, è stata lasciata all'interno della “galleria” originaria.
(Tratto da Wikipedia)

Cheope vissuto intorno al 2550 a.C., apparteneva alla IV Dinastia dell'Antico Regno. Questo è l'interessantissimo ed affascinate resoconto della ricostruzione della nave che sarebbe servita a Cheope per raggiungere il regno di Osiride.

King Cheop's Royal Ship

Barchette di carta: la Santa Maria

La Santa Maria, dal sito Paper Toys
La Santa Maria è stato il fiore all'occhiello e la più grande delle tre navi utilizzate da Cristoforo Colombo nel suo primo viaggio verso le Americhe. Le altre due navi sono state chiamate il La Nina (The Girl) e La Pinta (The Painted One). 
La Santa Maria era di proprietà di Juan de la Cosa , un cartografo, conquistador ed esploratore, che ha navigato con Colombo nei suoi primi tre viaggi (1492, 1493, e 1498).

I viaggi di Cristoforo Colombo, dal sito Paper Toys
Anche se non è certo, le tre navi furono comprate usate e forse erano addirittura di terza mano. Nessuna delle tre era stata costruita per l'esplorazione trans-oceanica. 
La Santa Maria era stata originariamente chiamata La Gallega (la galiziana), perché costruita a Pontevedra, in Galizia, nel nord-ovest della Spagna. 
La Santa Maria era una nave piccola per gli standard attuali, misurava circa 60 piedi (18 metri) di lunghezza e 18 piedi (5,5 metri) di larghezza. Aveva un solo ponte con tre alberi. Questa è all'incirca la dimensione di uno yacht moderno. 
La Santa Maria si è arenata nel suo primo viaggio verso le americhe presso Cap Haitien, ad Haiti, il ​​giorno di Natale, il 24 dicembre, 1492 e lì è rimasta. 
I suoi legni sono stati utilizzati per realizzare un'altra nave, La Navidad (Natale), perché il naufragio della Santa Maria avvenne il giorno di Natale. 
L'ancora della Santa Maria risiede ancora presso il Museo Nazionale di Haiti a Port-au-Prince.
(maldestramente tradotto ed interpretato da me medesimo da sito Papertoys).

Questa storia conferma l'ipotesi che i galiziani furono i primi a costruire navi capaci di risalire il vento a tal punto da poter attraversare gli oceani.

Via: Papercraftsquare

domenica 16 giugno 2013

Classe Lightning, dominano gli americani

Classe Lightning in attesa della regata
Grandi emozioni a Castiglione del Lago per il Campionato Mondiale Classe Lightning, le ultime regate si sono svolte con un bel vento che è passato dai 7 fino ai 15 nodi, provocando ben tre scuffie. 
La vittoria è andata all'equipaggio numero 47 capitanato da David Starck, del prestigioso Buffalo Canoe Club. Tra i 46 equipaggi partecipanti i primi italiani sono arrivati al 25° posto.
Tutte le informazioni le potrete trovare nel sito del Circolo Velico Castiglionese.

Certo per far scuffiare 318 kg di peso a vuoto e un metro e mezzo di deriva ce ne vuole di coraggio!

venerdì 14 giugno 2013

Intorno all'Elba in canoa a vela, la versione in italiano

L'Elba vista da Piombino, dal sito Bootsbaugarage
Vi ricordate che qualche settimana fa vi avevo segnalato la straordinaria avventura di Axel che con la sua canoa a vela aveva attraversato il Canale di Piombino, "Con una canoa a vela intorno all'isola d'Elba"?
Ho ritenuto importante che questa impresa meritasse di essere conosciuta ai molti appassionati di piccole barche a vela anche qui da noi così ho tradotto il racconto in italiano e Axel lo ha pubblicato, "Intorno all'Elba in canoa a vela".
Per me che non sono un professionista non è stato facile perché il linguaggio utilizzato da Axel non era tecnico e certi passaggi che volevano esprimere sentimenti e situazioni intense e particolari sono stati di difficile interpretazione ma nonostante tutto sono arrivato al termine, sperando di aver fatto un buon servizio ai miei lettori e ad Axel, questo bravo e simpatico costruttore di barche a vela in legno. 
Ovviamente, conto sempre sulla vostra indulgenza per gli errori di traduzione o interpretazioni troppo libere, vale comunque la pena di leggerselo tutto, il racconto è veramente bello, intenso e straordinario. Grazie Axel!

Axel, il Flying Dutchman di Gerd, dal sito Bootsbaugarage

giovedì 13 giugno 2013

Grandi yacht per un tozzo di pane. L'affare del secolo?

Yacht di 25 metri in vendita per soli 25000€, dal sito Le Figaro Nautisme
Io un buco nell'acqua di tale portata non potrei prenderlo neanche me lo regalassero, ma chi è in cerca di buoni affari, magari avendo già il posto dove metterlo, potrebbe realizzare l'occasione della vita.
Questa è la LISTA delle barche in vendita all'Asta Giudiziaria che si terrà il 2 luglio presso il Tribunale di La Rochelle. Tra questi, quelli sotto i dieci metri, vanno da cifre che partono da 1500 € fino ad un massimo di 5000 €. Per fare un altro esempio, la "Desert Rose", una barca in alluminio di 11 metri, verrà messa all'asta per 3500 €.
I vecchi proprietari di queste barche hanno lasciato debiti di migliaia di Euro al porto di La Rochelle, anche qualche centinaio, che con questa vendita vorrebbe in piccola parte recuperare le perdite.
Rimane inteso che chi farà l'affare si dovrà portare via la barca immediatamente perché in quel porto c'è una lista di attesa con 1800 iscritti.

Ulteriori informazioni su "l'affaire du siècle" le potrete trovare su Le Figaro Nautisme

Tre per due, ovvero trikayak schooner

Trikayak schooner con base САЛЮТ, dal sito Gik.fordak,ru
La ragione principale che spinge un futuro armatore a orientarsi per uno "schooner" è quasi sempre puramente romantica. Infatti questo tipo di armo velico rimanda all'odore delle corde incatramate che stridolano al movimento della barca tra le onde dei mari del sud, alla ricerca di tesori in mezzo ai pirati.
Ma in questo caso la scelta è stata dettata dal senso pratico, un trikayak affidabile, facile da montare, con buone prestazioni, tenuta in mare ed infine adatto sia per le regate che il campeggio nautico.
Nel caso specifico è stato scelto un kayak smontabile Hucho-2, tutto il resto è stato autocostruito come ci viene mostrato nel sito Modelist-Konstructor.

Trikayak scooner, dal sito Modelist-Konstruktor

Viene spiegato anche come realizzare gli scafi laterali, le vele e quant'altro necessario così come mostrato nel libro di V.Peregudov di cui vi ho già parlato.
Queste sono le sue caratteristiche tecniche principali:
Lunghezza: 5.0 m
Larghezza: 2,8 m
Altezza totale: 4.2 m
Sup. velica trinchetta e randa: 3.3 mq + 3.3 mq
Tempo di assemblaggio: 2.5 ore
Per concludere QUI potrete trovare le foto di un altro bellissimo trikayak schooner. In questo caso la base è della Triton, di cui abbiamo parlato più volte.

Vuoksa-3 schooner, dal sito gik.fordak.ru

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